Parole: l’armonia dei suoni

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Un po’ di tempo fa, un autore appena conosciuto e con il quale ora collaboro regolarmente (non faccio nomi, eh!), mi ha fatto notare una cosa che lì per lì mi ha stupita, ma che poi ha generato questa mia piccola ma fondamentale riflessione.

Come capita spesso nel mio lavoro, dopo un primo contatto e uno scambio di informazioni, mi viene chiesto di vedere nella pratica come svolgerei un editing o una revisione del testo su un breve estratto. Mi sembra giusto e corretto che l’autore possa capire e valutare (sotto un certo punto di vista) la figura professionale alla quale intende affidare il suo scritto. Dove per “suo scritto” intendo una parte di sé, della sua essenza, persino del suo intimo in molti casi.

Una volta conclusa questa “prova”, nella quale di solito sono io a integrare l’editing con spiegazioni, considerazioni e valutazioni di ogni sorta, l’autore in questione non solo mi riporta un feedback positivo ma – per la prima volta – mi dà anche un suo parere dettagliato e motivato sul perché intende portare avanti questa collaborazione proprio con me.

Mi spiazza. Da un lato mi fa piacere, dall’altro mi fa strano.

In pratica, mi dice che analizzando l’attività autore/editor dal punto di vista della PNL (ok, per fortuna non sono impreparata, la conosco, ho fatto un paio di corsi di Programmazione Neuro Linguistica in passato. Per quanto oggi sia criticata da molti, non entro nel merito di questo), lui è prevalentemente Visivo e Cinestesico e io Uditiva.

Ora, posso assolutamente confermare che questo autore è senza ombra di dubbio Visivo e Cinestesico, lo si evince chiaramente dalla sua incredibile capacità descrittiva e di caratterizzazione dei personaggi, ma sinceramente la definizione che mi riguarda riesce a sorprendermi. Non tanto perché non sia vero, lo è eccome, ma semplicemente perché non mi sono mai soffermata ad analizzare questo aspetto di me, in questo contesto.

Mi racconta in pochi minuti di aver notato tale particolarità, proprio perché da sempre ritiene sia la sua più grande carenza, quella parte da colmare che stava cercando, il tassello mancante di una combinazione perfetta.

L’attenzione quasi maniacale per la fonetica, la musicalità delle parole ai fini della fluidità e scorrevolezza del testo. Una sincronia di suoni, in totale armonia. E non parlo solo di scovare cacofonie (che già di per sé è una parola che fa ribrezzo!), ma proprio del piacere di rilevare una scrittura melodiosa. Come il testo di una canzone si fonde con la musica, così le parole devono sapersi cercare tra le righe, formando un incastro perfetto.

Non solo dettagli ambientali, non solo coerenza di trama, non solo caratterizzazioni dei personaggi, non solo colpi di scena in una storia travolgente, non solo l’idea, ma anche la sostanza.

L’importanza della fonetica, che appare scontata ma non lo è.

Il valore della musicalità, che oltrepassa le pagine.

Grazie all’autore che ha risvegliato in me questi pensieri. Con la fiducia che questo aspetto non venga mai tralasciato, che la smania di buttare giù un’idea non vada mai a discapito della sua forma sinergica.

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