
A tre giorni esatti dalla conclusione della prima edizione di Tempo di Libri Milano, eccomi qua a raccontare un po’ la mia esperienza e il mio punto di vista.
La mia scelta di presenziare a questa nuovissima e tanto discussa manifestazione, ormai da mesi al centro di grandi polemiche, è stata dettata un po’ dalla curiosità e un po’ dal desiderio di poter esprimere a posteriori una mia personale opinione, senza troppi condizionamenti esterni. Ma non solo: questo evento mi ha dato la possibilità di incontrare autori e collaboratori con i quali mi confronto quotidianamente per via telematica, motivo principale che ogni volta mi spinge a vivere in prima persona l’ambiente fiera. Lo è stato per Milano, così come sarà per Torino, tra poco meno di un mese.
Quello che mi sento di dire a cuore aperto, nonostante per me l’esperienza sia stata positiva, è che realmente il primo impatto mi ha trasmesso un senso di carenza. Non credo si possa fare un confronto con il Salone Internazionale del Libro di Torino, sia per gli spazi oggettivamente più ridotti
sia per l’organizzazione ancora in fase di rodaggio, ma anche e soprattutto perché si è percepita una netta mancanza dei piccoli e medi editori, che a mio parere rappresentano una delle colonne portanti dell’editoria italiana. Mi auguro, pertanto, che si possa semplicemente far tesoro di questo primo tentativo per il futuro: non di Milano, non di Torino, ma dell’editoria e della cultura.
Al di là di questa premessa generale, però, posso dire di aver provato delle grandissime emozioni. Prima di tutto, dopo mesi di collaborazioni a distanza, ho finalmente avuto il piacere di incontrare l’autore Kempes Astolfi e di toccare con mano l’edizione cartacea, con tanto di dedica e autografo, di “Cosa Pensano i Gatti Italiani dei Felini Stranieri”.
La giornata è volata passeggiando con Kempes tra i vari stand, in un costante scambio di idee per l’organizzazione di nuovi progetti e chiacchiere varie. Grazie a lui, ho anche avuto l’opportunità di conoscere l’autrice emergente Alice Scanavini, una ragazza squisita che da poco ha pubblicato il suo romanzo d’esordio (“My Hero”), e suo marito Alex. Alice mi ha raccontato un po’ la storia di com’è nato il suo libro, che spero di riuscire a leggere presto, e di come sia intenzionata a perseguire con determinazione la strada della
scrittura. L’unico rimpianto dopo una giornata passata con lei: non esserci fatte nemmeno una foto insieme!!! Come ho già detto anche ad Alice, mi auguro ci sia presto un’altra occasione. Nel frattempo, rimaniamo in contatto! 😉
Il fermento dei corridoi mi ha destabilizzata un po’, soprattutto
nel pomeriggio (di sabato 22), quando la folla è aumentata progressivamente. Mi ritrovo a passare davanti allo stand della Newton Compton quando, in un colpo solo, mi imbatto prima nel firmacopie di Alessandra Angelini, autrice di “Non dirgli che ti manca” (che da qualche tempo seguo sui social) e poi nella grandissima Alice Basso. Sono sincera, l’occhio lungo l’ha avuto Alice Scanavini, che l’ha notata e braccata in un nanosecondo! 😊Loro si erano già conosciute in passato, mentre io mi sono presentata per la prima volta. Alice Basso, autrice Garzanti, ma anche editor e traduttrice, la seguo
da diverso tempo e, dopo averla incontrata, posso solo confermare la sua incredibile genuinità. La ringrazio di cuore per la disponibilità e la dolcezza che ci ha dimostrato: come sempre, l’umiltà paga.
La giornata si conclude e me ne torno a casa con la consapevolezza di aver colto sinergie uniche.
Una domanda, però, me la pongo lo stesso:
Buona la prima? No. Bisogna sempre cercare di migliorare, ma per migliorare occorre cambiare.




